10.02.2009
Eluana Englaro
Mes lecteurs voudront m'excuser si pour une fois je vais écrire un billet difficile à lire : je suis sur que vous aller me comprendre.
Les (très nombreuses) personnes qui étaient avec moi à la Conférence Nationale (parmi d'autres, salut Olivier :-) ont probablement entendu une militante âgée parler d'Eluana Englaro, italienne, 17 ans dans le coma, et au centre d'une bataille politique parmi les plus mesquines que je n'ai jamais vues. Hier soir, Eluana est morte. Laissez-moi dire quatre conneries en italien. Vous pourrez toujours faire traduire par Google ...
La vita é a volte bizzarra. Eluana Englaro è nata, come me, nel 1970. Nel gennaio 1992, come me, frequentava l'università à Milano, lei in Cattolica, io in Bocconi. Magari l'avro' anche incrociata ... in un bar, in bowling, in una serata studenti in un locale. Non ne ho idea. Il 17 gennaio 1992, la macchina d'Eluana slitta sul ghiaccio : il futuro di questa coetanea si ferma quel giorno, in attesa di un miracolo mai arrivato.
Flashback.
Conosco bene quelle strade del nord, i lunghi rettilinei interrotti da curve strette, la nebbia portata dai laghi, dai fiumi, dalle rogge e dai canali. Il freddo tagliente della notte serena e il riflesso delle stelle sulle strade ghiacciate.Quante volte ho rischiato di addormentarmi al volante in quelle notti, quante volte ho sbandato, quante macchine ho visto uscire di strada ? Ho avuto fortuna. Come quella volta in cui ho benedetto l'autovelox : il flash m'ha svegliato, stavo entrando in città a più di 80 all'ora, in una vecchia auto senza cinture e senza airbag. Fortuna.
Eluana ne ha avuta meno. Molta meno. E, accanimento della sorte, ha incontrato sul suo cammino degli irresponsabili, degli omuncoli che insultano il nome nobile di "politica" per giocare l'ennesima piccola battaglia microelettoralistica. Viva l'Italia, anche se l'erba del vicino non é più verde.
Io non so cosa avrei fatto se fossi stato il medico o il padre di Eluana. So soltanto che al suo posto potevo essere io e, malgrado il fatto che le mie credenze religiose non prevedano nessun "al di là", mai, ripeto, mai potrei accettare che delle macchine vivano al mio posto. La morte fa parte della vita ed il fatto che, collettivamente, non sappiamo più accettarlo, che lo viviamo come un fallimento, tutto questo mi fa orrore.
Capiamoci, io conosco la morte. L'ho conosciuta presto. La morte di amico appena adolescente travolto da un treno mentre va in spiaggia. La morte di un vecchio che ti manda via dalla sua stanza perché sa che é finita. Quella di una vecchia che smette di respirare nel sonno mentre la vegli, solo, a qualche settimana dai tuoi 18 anni. La morte di un amico campione scivolato da un muretto e precipitato per metri prima di schiantarsi al suolo. La morte, improvvisa e per sempre incomprensibile di mio padre ancora cinquantenne. Con la morte siamo nemici, ma la rispetto. E so che alla fine vincerà lei, perché per duro che sia, è giusto così.
Allora, se sono io, se sono in coma irreversibile, se non posso continuare a respirare e a pensare senza essere attaccato a una macchina, staccatemi. Perché sono un uomo. E ho una dignità.
12:05 Publié dans Politique et environs | Lien permanent | Commentaires (8) | Envoyer cette note
| Tags : eutanasie, englaro, fin de vie, acharnement teraupeutique |
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